Videogiochi, YouTube, social network sono diventati componenti fisse delle vite delle/dei nostre/i bambine/i. Ma che fare se il momento di spegnere lo schermo diventa ogni giorno motivo di litigio?
Invece di optare per regole o punizioni, come genitori possiamo decidere di accompagnare le/i nostre/i figlie/i e mostrare comprensione per ridurre al minimo i conflitti e contemporaneamente aumentare la fiducia. Si tratta di mostrare loro come gestire i media in modo autonomo e responsabile, partecipare al loro mondo mostrando rispetto.
Capire il tempo per i media dalla prospettiva delle/dei bambine/i
Per noi adulti, i media digitali sono spesso uno strumento di lavoro, una fonte di informazioni o un intrattenimento. Per le/i bambine/i, invece, sono molto di più: un posto per giocare con le amiche e gli amici, vivere storie o semplicemente far parte di una comunità. Un brusco «Adesso basta!» può avere l'effetto di un'nterruzione improvvisa a metà di un discorso. Un approccio fondamentale della pedagogia digitale è quindi riconoscere la prospettiva delle/dei bambine/i e usarla come punto di partenza per accompagnarle/li.
Cosa rende i media così speciali per le/i bambine/i?
Spirito di appartenenza
I giochi online come Roblox o Minecraft non sono solo intrattenimento, ma punti di incontro sociali, i «social network» del futuro. Sono situazioni in cui le/i bambine/i si sentono unite/i e spesso hanno la stessa importanza degli incontri tra adulti con le amiche e gli amici. Per le serie e i film vale lo stesso. Quando parliamo con i nostri amici dell'ultima puntata di Game of Thrones, Stranger Things o di serie simili, abbiamo bisogno di conoscenze specifiche, altrimenti siamo fuori dai giochi. E lo stesso avviene anche tra bambine/i, solo che loro sono ancora più dirette/i e mostrano poca tolleranza quando qualcuno semplicemente non è informato.
Autoefficacia
Giochi e app spesso promuovono capacità di problem solving, rendono maggiormente resilienti e offrono ricompense e momenti di felicità quando si ha successo. Superare un livello, ottenere un punteggio alto o essere lodati dalle compagne e dai compagni di squadra per una grande azione, viene vissuto dalle/dai bambine/i come un trionfo personale. Nelle serie e nei film, invece, si può essere esperte/o di un determinato ambito. Un fatto anche questo molto apprezzato da amiche/i. Un ottimo esempio in tal senso è Pokémon: chi li conosce tutti è una/un grande!
Tuffarsi in nuovi mondi e in altri gruppi di pari
Che sia un video su YouTube o un gioco coinvolgente, i media offrono alle/ai bambine/i un'opportunità per mettersi alla prova, scoprire cose nuove, apprendere altri modi di comportarsi e ruoli diversi. Proprio durante la pubertà, le/gli influencer sono diventati una fonte importante per le/i nostri figlie/i, perché come, ben sappiamo, ad un certo punto i genitori sono solo noiosi e non hanno idea. Opporre resistenza non ha senso, poiché questo atteggiamento nei confronti dei genitori è semplicemente qualcosa voluto dalla natura. È l'età in cui inizia il «fandom». Queste/i influencer rappresentano spesso anche un modello da seguire, che si ammira e il cui sapere si accetta come oro colato, perché il papà proprio non ha idea. A questo punto ritengo importante sottolineare che è indispensabile confrontarsi con questi influencer, poiché purtroppo non tutte/i sono consapevoli del loro ruolo di modello. Qui, come genitori, dobbiamo rimanere vigili per evitare che nelle nostre/i figlie/i si radichino delle idee che in realtà non approviamo.
Perché è così difficile smettere
Ai bambini risulta spesso difficile accettare che il tempo da dedicare ai media è finito, poiché si interrompe bruscamente la connessione con qualcosa di piacevole e incredibilmente importante per loro. In particolare nei videogiochi, sono impiegati anche meccanismi che inducono «a non mollare». Invece di limitarci a criticare simili meccanismi, possiamo trasformarli in argomenti di conversazione permettendo alle/ai bambine/i di comprenderli.
Dialogo invece di lotte per il potere
Al posto di porre dei limiti, vale la pena parlare dell'argomento con le/i vostre/i figlie/i:
- Domandate: «Che ruolo hai nel gioco? Mi fai vedere a cosa stai lavorando?»
- Fatevi spiegare: «Perché ci tieni a completarlo ora?»
- Riflettete insieme: «Hai difficoltà a smettere dopo un livello? Perché?»
Queste domande oltre a permettere di capire, offrono anche la possibilità di trovare soluzioni insieme.
Come far smettere l'utilizzo dei media esprimendo stima
La chiave per un tempo dedicato ai media senza conflitti consiste nel creare transizioni evitando le interruzioni brusche. Ecco alcuni approcci che potete provare:
Se vostra/o figlia/o sa che è quasi ora di smettere, il cambiamento sarà più semplice. Potete dire, per esempio: «Tra dieci minuti è ora di salvare il gioco.» Altrimenti si può impostare un timer sul telefonino e, non appena suona, bisogna spegnere i media.
Chiedete a vostra/o figlia/o quale potrebbe essere un buon momento per smettere: «A che punto possiamo fare una pausa?» Magari la risposta è alla fine del livello attuale o dopo che avrà completato uno specifico compito nel gioco. La domanda «quanto ci vuole?» è importante anche in questo caso, poiché le/i bambine/i tendono a imbrogliare i genitori e a iniziare una nuova partita. Qui vale davvero la pena rimanere con la/il bambina/o fino alla fine, soprattutto se non si sa ancora esattamente quanto durano le partite.
Un cambiamento è più semplice se seguito da qualcosa di piacevole. «Dopo la partita possiamo preparare insieme qualcosa di buono.» Oppure: «Dopo puoi aiutarmi in giardino? Abbiamo assolutamente bisogno del tuo aiuto!» Naturalmente questi esempi sono un po' strani, chi ama davvero aiutare in giardino. Ma penso che sappiate cosa intendo. Sarebbe tuttavia molto più piacevole se venisse offerta un'alternativa che, pur essendo in tema con il gioco o la serie, richieda un'attività diversa. Proprio l'espressione estetica come pitturare, fare bricolage o suonare rappresenta per le/i bambine/i una magnifica alternativa al gioco stesso.
Alcune/i bambine/i reagiscono bene ai rituali che chiudono simbolicamente il tempo dedicato ai media: il suono di una particolare sveglia quando la sorella o il fratello torna da scuola, è pronto in tavola e così via.
A volte, alla/al vostra/o bambina/o risulta difficile staccarsi dallo schermo. Una frase come «so che ti sta divertendo, ma è il momento di fare una pausa» può essere più efficace di un semplice «ora, basta!». Ricordate sempre che un intervento di questo tipo viene vissuto da vostra/o figlia/o come una brusca interruzione nel bel mezzo di un salto mortale. Da un punto di vista emotivo, e proprio per mancanza di esperienza, a volte corrisponde anche a un «non posso!» piuttosto che a un «non voglio!».
Gestione attenta dei limiti digitali
Nella pedagogia digitale non si tratta di applicare regole rigide, ma di accompagnare le/i bambine/i nelle loro decisioni. Ciò significa che noi, come genitori, dovremmo riflettere anche sul nostro rapporto con i media. Un «metti via il telefono!» suona poco convincente se noi rispondiamo sempre ai messaggi a tavola.
Cosa potete fare
- Porsi dei limiti: riflettete su quando e come utilizzate i media. Il vostro esempio vale più di ogni regola.
- Definire insieme i tempi da dedicare ai media: pianificate insieme quando utilizzare o meno i media. Così diventa chiaro che questo tempo non è una costante, ma una parte voluta della giornata.
- Stabilire dei periodi senza media: i pasti o le serate trascorse a giocare insieme possono essere un'oasi senza schermi, per tutti voi.
Conclusione: responsabilità anziché controllo
La disputa sui tempi da dedicare ai media non si risolve con regole rigide, ma grazie a comprensione, pazienza e collaborazione. Dimostrando di apprezzare il mondo delle nostre/i bambine/i e coinvolgendole/i nelle decisioni, rinforziamo il loro senso di responsabilità e creiamo fiducia. L'obiettivo è che le/i nostre/i figlie/i oltre a trarre piacere dai media, imparino ad utilizzarli in modo autonomo e consapevole, adottando un atteggiamento critico nei loro confronti. Alle bambine/i va lasciato spazio per imparare. E possono riuscirci solo se viene dato loro il tempo necessario. Concedete loro questo tempo!
Matthias Zander è un educatore abilitato (con diploma conseguito in Germania) con oltre due decenni di esperienza nel settore dei videogiochi. Matthias vive in Svizzera dal 2020 con la moglie e i quattro figli. È particolarmente interessato al modo in cui i media, che secondo lui costituiscono una risorsa nella vita quotidiana dei nostri figli, possono incoraggiare metodi di apprendimento creativi ed efficaci.