Essere adolescente è un po' come andare sull'ottovolante senza barra di sicurezza e avere a volte una gran voglia di scendere. Per i genitori è come cercare di gestire un polipo fuori controllo che si dilegua, ti scivola via tra le mani e a volte si dimena con i suoi tentacoli. L'adolescente non ti ascolta, tiene le distanze ma poi finisce per riavvicinarsi.
Per un adolescente il mondo spesso è come un immenso luna park senza però regole chiaramente riconoscibili. Oggi le amiche e gli amici sono il centro del mondo, domani gli esseri più insopportabili dell'universo. L'adolescente un giorno è invincibile e affronta la scuola con la spavalderia di una rockstar, quello dopo vorrebbe diventare invisibile e nascondersi sotto le coperte con addosso la felpa preferita. Si sente come se la vita stessa fosse un continuo «Forse» in un flebile equilibrio tra «Tutto è possibile!» e «Nessuno mi capisce!».
La vita di un teenager è fatta di tanti alti e di prime volte. L'orgoglio di viaggiare per la prima volta da solo sul tram, anche se scende cinque fermate prima perché tutto d'un tratto si fa prendere dal panico. I momenti in cui il mondo gli sembra così vicino da poterlo afferrare con una mano per coglierne tutte le possibilità e avventure. La prima fidanzatina o il primo fidanzatino, il primo bacio, la prima volta che si sente realizzato quando l'insegnante trova il suo tema così bello da leggerlo in classe ad alta voce. Andare a fare shopping per la prima volta per conto suo. Fare le prime vacanze senza mamma e papà. I primi soldi guadagnati con le proprie forze.
E più o meno in simultanea anche i momenti più bassi. I brufoli che sfregiano il volto in modo così evidente da fargli pensare di avere tutti gli occhi puntati addosso. L'insegnante che inaspettatamente chiede di rispondere a una domanda che sembrava solo retorica. Genitori che tutto d'un tratto non capiscono più nulla, o almeno non subito, e che si comportano come se sapessero cosa significa essere adolescente (e sì, lo sanno eccome). Cuori spezzati e gruppi dai quali ha l'impressione di essere stato escluso. E poi c'è tutto quel mondo finto dei social che continua a sbattergli in faccia quanto sono bravi e belli gli altri. L'umore dell'adolescente è fragile, altalenante, cambia nel giro di pochi minuti e nessuno sa il perché. Nemmeno lui.
In questa fase è spesso difficile per i genitori trovare il giusto equilibrio tra il sostegno e il dovuto distacco per dare all'adolescente lo spazio di prendere le proprie decisioni. Ad aiutare in questo caso è l'umorismo (duramente conquistato) e la consapevolezza che questa fase prima o poi passerà. Aprite gli occhi (chiuderli non porta a niente) e stringete i denti. Quando l'adolescente che poco prima abbiamo visto girare allegramente per casa ci fulmina tutto d'un tratto con lo sguardo e sembra infastidito anche solo dal fatto di sentirci respirare, noi dobbiamo mostrarci comprensivi, essere sempre in ascolto e mantenere la calma interiore. Per trovare questa serenità è molto importante anche guardare a noi stessi e fare cose che facciano star bene NOI, così da preservare le forze.
A volte i piccoli gesti possono aiutare e far capire all'adolescente che ci siamo e che va tutto bene. Se ci rendiamo conto che ha avuto una giornata pesante facciamogli trovare pronto il suo piatto preferito, lasciamolo dormire fino al pomeriggio e chiediamogli nel frattempo come sta. E non sentitevi offesi se non ottenete risposta (che di solito arriva molto dettagliata proprio quando non avete tempo di starla a sentire). Possiamo semplicemente esserci. Dobbiamo lanciargli un segnale che gli faccia capire che può venire da noi in ogni momento. Noi siamo un porto sicuro. E lui una nave che salpa verso il mare aperto e che a volte si imbatte in violente tempeste, riportandolo a casa scoraggiato, scompigliato e con l'albero maestro rotto. Ed ecco che noi siamo lì a salutarlo da riva, pronti ad aiutarlo a risistemare la nave e a salpare per il prossimo viaggio.
Insomma: «Non è semplice. Non lo è per l'adolescente e non lo è per noi genitori. E a volte manca la comprensione reciproca del fatto che sia i figli sia i genitori nella vita combattono le loro battaglie. Ma noi genitori in questo forse siamo un po' più bravi. Possiamo mettere rapidamente da parte le nostre cose e metterci semplicemente in ascolto. Perché è questa, in definitiva, la cosa più importante. L'adolescente deve sapere che lo ascoltiamo e lo capiamo, che siamo pazienti e lo aiutiamo quando ne ha bisogno, ma dobbiamo anche lasciarlo vivere e, di tanto in tanto, fare noi un passo indietro.
Tra dieci anni con ogni probabilità sorriderà e ci dirà: «Eh, tutto sommato non siete stati malaccio come genitori». E noi penseremo: «Eh, è stato un brutto periodo ma è passato». E se tutti si vogliono ancora bene, vorrà dire che tante delle cose che abbiamo fatto erano giuste.