Scuola e educazione
La blogger di Hello Family Nadja

Quando i teenager scoppiano

Ho due adolescenti in casa. È un po' come ascoltare la mia playlist Spotify in modalità shuffle: non so mai se la prossima canzone sarà una ballata strappalacrime di Mariah Carey o se ci saranno i Sepultura che mi urleranno nelle orecchie. Ma come si fa ad affrontare la situazione?

Ci sono giorni in cui vorrei avere un manuale di istruzioni per adolescenti. Una guida chiara passo per passo: quando sbattono la porta, premete il pulsante A. Se vi ignorano, scegliete l'interruttore B. Se siete arrabbiati entrambi e vi scontrate, premete C oppure andate in cantina a svuotare un armadio. Purtroppo però non esiste e quindi me ne sto qui con le mie adolescenti di 13 e 18 anni e cerco di evitare che finiamo con l'impazzire tutti.

Le psicologhe e gli psicologi dicono che i conflitti fanno semplicemente parte di questa fase della vita. Le adolescenti e gli adolescenti si trovano nel bel mezzo di una tempesta di ormoni, ricercano la loro identità e hanno bisogno di distacco. Il cervello si riconfigura, soprattutto la parte presumibilmente responsabile del controllo degli impulsi. Lì dentro sembra tutto un cantiere, proprio come quello che c'è adesso al Bellevue di Zurigo: l'enorme caos tipico di un cantiere da cui a volte non si riesce a passare. Almeno sappiamo che prima o poi finirà e non sarà eterno come quello della Sagrada Familia.

«Litigare è importante», spiega il terapeuta familiare tedesco Jesper Juul in molti dei suoi libri. I conflitti non sono un segno di fallimento, ma una prova che ragazze e ragazzi si sentono presi sul serio. Sperimentano ruoli diversi, testano i limiti e si pongono domande del tipo «Chi sono?». È tutto molto bello, giusto e importante. Certo.

Ma come si fa ad affrontare tutto questo senza perdere la testa? Ci sono un paio di cose che sono d'aiuto (almeno un po').

La prima: non è necessario affrontare ogni conflitto. Gli esperti parlano di conflitti «essenziali» e «non essenziali». Essenziali sono le questioni di valori: rispetto, violenza, responsabilità. Non è essenziale se la lavastoviglie è stata caricata con criterio o se la stanza sembra una tenda del backstage dimenticata all'Openair di Frauenfeld. In questi casi si può mostrare comprensione.

La seconda: mantenere una certa distanza emotiva. Sembra più facile a dirsi che a farsi, soprattutto quando vi viene urlato in faccia che siete «la madre peggiore del mondo». Ma psicologhe e psicologi consigliano di non lasciarsi risucchiare dal vortice. Non urlate anche voi. Prendetevi un momento per respirare, contate fino a tre – e poi reagite. Questo riduce la curva d'escalation.

Terza cosa: ascoltare attivamente. Non solo quando l'atmosfera è serena, ma soprattutto quando ci vengono sbattute in faccia parole urlate e alterate. Spesso dietro c'è un bisogno: di libertà, riconoscimento, sicurezza, necessità di essere viste/i. Chi sa ascoltare e leggere tra le righe può costruire ponti, anche quando in quel momento sembra impossibile.

Naturalmente ci sono anche giorni in cui tutto questo non funziona. Allora rimango lì, senza sapere cosa fare, e mi chiedo se gli altri genitori ci riescano meglio. Probabilmente no. La verità è anche questa: non esiste la soluzione perfetta, dobbiamo ogni volta fare le nostre valutazioni. Tra amore e lasciar andare. Tra chiarezza e caos.

E quando le cose si fanno insopportabili, mi aggrappo disperatamente a questo pensiero: questi conflitti sono un segno che le ragazze stanno crescendo. Che stanno imparando a definire dei confini e a difendere le proprie opinioni. Alla fine, è proprio questo che le rende forti. E forse non serve nemmeno un manuale d'istruzioni. Ma sapere che non siete sole e soli in questa situazione, aiuta. SIAMO TUTTE E TUTTI SULLA STTESSA BARCA.

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